Fuorisalone 2013 – Metti un mercoledì in centro tra design e moda

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Durante la settimana del salone del mobile, un po’ come durante una delle tante ormai ciclostilate settimane della moda che si spalmano durante l’anno (tra collezioni e precollezioni) , si sa, a Milano si vede un po’ di tutto. Come in una gabbia dorata a cielo aperto fashion blogger, food blogger, designer, fashion designer, tuttologi-del-cool o presunti tali (scriventi compresi, perché, si sa, noi siamo autoironici … tiè) si aggirano famelici come leoni in gabbia a caccia del party giusto, del contatto giusto, dell’invito giusto o, nella stragrande maggioranza dei casi, di quel flute di prosecco magari di pessima qualità che la boutique tal-dei-tali offre in nome del designer-talaltro e che ha il potere terapeutico del “faccio parte anche io della giostra!” sufficiente a rendere più frizzante la serata di molti di noi. E ovviamente non esenti, come detto, dalla fascinazione magnetica a tratti inquietante di questo luna-park multiforme, di cui il quadrilatero della moda è una sorta di gigantesca ruota panoramica e le più deliranti via Savona-via Tortona le montagne russe (almeno fino all’ora dell’aperitivo, dopo si sfocia direttamente nel tunnel degli orrori), convinti militi di questo tour de force da addestramento dei marines (rigorosamente autoimposto nel nome del bello e del trendy e del “di design”), abbiamo ciondolato anche noi oggi pomeriggio tra via della Spiga e corso Matteotti imbattendoci, tra tanta vacua mondanità da pseudo architetti con il pallino per l’alta moda, in due eventi a loro modo interessanti e a tratti con un risvolto decisamente internazionale.

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Il primo di questi è “Residual Spaces” , cocktail con installazione del urban- artist Cedric Bernadotte tenutosi nella boutique di Maison Martin Margiela. Visionaria e sperimentale, la moda di Maison Martin Margiela non poteva non sposarsi con le creazioni dell’artista francese che, con nastro adesivo da pacchi, cellophane dalle metrature infinite, chilometri di pellicola trasparente, corde da trekking annoda, incerotta, fascia, mummifica escrescenze apparentemente inutili o quanto meno solo accessorie del nostro abitare cittadino e le reinventa, le trasforma, le tridimensionalizza fino a farle diventare panchine, tavoli, poltrone, sedute inaspettate. Spazi residuali quelli ricavati nel cortile antistante l’ingresso del flagship-store milanese della maison di Parigi e nel giardinetto retrostante che affaccia su via Senato che diventano, nella filosofia di questo designer contemporaneo ed essenziale, un modo per riappropriarsi dei propri spazi urbani,usando un materiale proprio della nostra quotidianità come la plastica, che qui non è più sinistro sinonimo di inquinamento e di degrado, ma diventa emblema fluido, cangiante, vitale di una nuova creatività. Una grande fascia di cellophane trasparente a più strati, teso come fosse una muraglia opaca e flessibile tra gli alberi del giardino, dà vita a un piccolo labirinto, uno zig-zag che incanalando i movimenti del visitatore lo obbliga a riflettere su quanto sia limitato e limitante il proprio uso (in alcuni casi bieco sfruttamento utilitaristico) dell’ambiente urbano circostante.
Per chi volesse saperne di più sull’artista e sulla sua collaborazione con Martin Margiela:
http://cedricbernadotte.com/

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Il secondo evento che ci ha decisamente attratto è stato “Point of View” , una serie di video istallazioni realizzate in collaborazione con Studio=O nel monomarca di Frankie Morello in corso Matteotti. Partendo da fotogrammi ripresi durante la sfilata della collezione F/W 2013-2014 dell’ormai inossidabile coppia del pret-à-porter italiano Modica-Gigliotti, i designer di Studio=O hanno creato opere di video art dal fascino caleidoscopico. In un continuo gioco di specchi, in una replicazione tendente all’infinito di un abito e con essa di uno stilema, quello che si viene a creare è un effetto ottico scardinante per l’osservatore, un senso contemporaneamente di smarrimento e di enigmatico stupore, come se si fosse di fronte a una specie di cubo di rubik di immagini, a un’orgia di video-scatole cinesi. E il perché della duplicità di queste sensazioni ce lo spiegano Tora e Chiara, due dei designer che fanno parte del gruppo di Studio=O: la ripetizione straniante della modella in forma di ventagli o di “armate di soldatesse in divisa” tocca sia la corda spirituale di un mantra a tratti martellante, sia quella più critica della presa di coscienza dell’omologazione della massa alla dea “moda” , con eserciti di manichini vestiti tutti uguali e incapaci di far trasparire la propria personalità attraverso ciò che indossano. Se però la donna, moltiplicata in un campo aperto, diventa simbolo di questa ripetitività, l’uomo totalmente chiuso su stesso in forme circolari, ha tutti i connotati di autoreferenzialità e sterile egotismo che gli vengono attribuiti dalla società contemporanea. Piccola chicca: in questo processo generativo e a tratti degenerativo del prodotto “moda”, grazie a un ennesimo sapiente trucco da designer, il visitatore ripreso mentre passa davanti all’istallazione attraverso un pannello a specchio, viene messo al centro dell’attenzione e fatto fulcro della rotazione stessa delle immagini, replicate senza soluzione di continuità con lui, il visitatore, come elemento decorativo o addirittura come prodotto egli stesso potenzialmente vendibile. Della serie, quando arte e moda si incontrano….

http://aerchitectural.tumblr.com/

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Leo

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