Lana Del Rey – concerto 7 Maggio 2013

Martedì 7 c’è stato il concerto di Lana del Rey. Attesa inizialmente all’Alacatraz di Milano, ha poi dovuto dirottare “in corsa” i suoi fan verso il meno intimo ma ben più capiente Filaforum di Assago causa over booking.

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E in effetti, benché due anelli fossero di fatto chiusi, il parterre in cui è stato convogliato il pubblico già munito di biglietto per la precedente location non ha deluso le aspettative per l’alto numero di presenze.

E a dispetto di molti suoi detrattori, così come degli sfottò che girano su facebook, Lana non si è risparmiata e, oltre che con la voce calda e soul che è diventata il suo marchio di fabbrica, ha sorpreso tutti per sorrisi e positività.

La Lana che è sbarcata a Milano martedì sera non sembra infatti la stessa che l’anno scorso aveva annullato il tour perché incapace psicologicamente di affrontare il pubblico live (almeno stando ai rumors). A suo agio non solo di fronte al microfono, ma sul palco in generale, supportata da una band di tutto rispetto integrata da ben quattro violiniste (le quali hanno reso particolarmente vibrante il celebre incipit ad archi di “We were born to die”), ha concluso quasi un’ora e mezzo di esibizione gettandosi tra il pubblico che si accalcava alla transenna sotto il palco, per firmare autografi, farsi autoscatti come una vecchia amica, dare baci a fior di labbra a fan adoranti letteralmente in visibilio.

Dopo una tiepida accoglienza per la band d’apertura, i 4 ragazzoni scozzesi un po’ hipster dei “Kassidy” (di cui uno dei vocalist è compagno della stessa Del Rey) , che hanno tentato di scaldare il pubblico italiano con un rock molto made in UK rimasto fermo ai Beatles, il concerto ha preso la svolta sperata quando, abbassate le luci, scoperto l’allestimento californian-barocco-dark fatto di grandi maxi-schermi dalle cornici dorate, candelabri gotici, corvi impagliati, palme e cascate di brillanti, è uscita finalmente lei.

Semplice e fresca nel suo abitino H&M (di cui è stata testimonial per la scorsa collezione autunno-inverno) arancione (che è rimasto lo stesso per tutto lo show, a dispetto di noi fashion addicted che avremmo sperato in un cambio d’abito), sempre sorridente con quelle labbra che la rendono unica, Lana ha portato per una sera tutto il vento caldo e l’asfalto fibrante di Harley e Cadillac fiammanti della West-coast al Forum. La scaletta è stata ricca e ha compreso (senza spiacevoli sorprese) tutte le sue hit  più famose (“Video game”, “Blue Jeans”, “Ride”, la già citata “We were born to die”, “Summer Sadness”) tratte dall’album “Paradise”, più le due celebri (e very american) cover di  “Blue Velvet” di Bobby Vinton e  di “Knockin’ on Heaven’s Door” dei Guns’N’Roses.

Molto apprezzata è stata poi l’esecuzione live del nuovo singolo “Young and Beautiful”, colonna sonora dell’attesissimo “Grande Gatsby” di Buz Luhrmann.

A fare da corollario alla sua voce fumosa e  grave non potevano che esserci i video dall’inconfondibile stile vintage-pop dei suoi video, vere e proprie rappresentazioni cinematografiche dal sapore hollywoodiano della grandeur e delle contraddizioni dell’America degli anni ’50 e ’60. Protagonista sempre quella gioventù on the road bella e perennemente a rischio, quietamente autodistruttiva di cui un tempo la stessa Lana faceva parte.

Fascino del proibito e sua esorcizzazione in cerca di una catarsi che può arrivare solo attraverso la musica, e solo attraverso una voce. Suadente e inconfondibile. Quella di Lana.

Leo

One Reply to “Lana Del Rey – concerto 7 Maggio 2013”

  1. Beh, che dire, le suggestioni che Lana sa rievocare sono davvero da pelle d’oca, e chi lo nega direbbe menzogna.
    I concetti che Lana esprime sono tanto attualissimi quanto forti: ragazzi allo sbando, amori borderline, malinconia, istinti suicidi, amicizie finite, a volte cenni a sostanze stupefacenti (vedi “Off to the races”), fotografie sfuocate dimenticate in un cassetto in perfetto stile Instagram.
    Le colline di Hollywood e lei da sola nella sua stanza che gira “Videogames” con la webcam del suo Mac in modalità autoscatto.
    Insomma, Lana è una personalità così fragile e sensibile, ma allo stesso tempo sincera e senza peli sulla lingua che è a tratti inquietante ma dannatamente affascinante. E un’artista così era veramente da tempo che la si aspettava.

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