La versione di Barney – Teatro Libero

Ispirandosi al film con Dustin Hoffman del 2010, a sua volta tratto dall’omonimo romanzo in parte autobiografico fine anni ’90 dello scrittore canadese Mordecai Richler, l’autore Massimo Vincenzi e il regista Carlo Emilio Lerici tentano di realizzare un drammatico “one man show”, un monologo di grande impatto emotivo giocando sulla prova d’attore di Antonio Salines, premiato interprete italiano di fama.

Peccato che il risultato sia più deludente del previsto.

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La storia è quella del brillante sceneggiatore ebreo canadese Barney Panofsky che, ormai ultrassentenne e alcolizzato cronico, abbandonato dalla adorata terza moglie Miriam, se ne sta svaccato sulla sua poltrona a cercare di mettere insieme i ricordi (e i cocci) di una vita roboante a tratti “al limite”, variopinta quanto borghese, nel debole tentativo di stendere la sua autobiografia (per far pace col mondo forse, oltre che con se stesso) in un susseguirsi di flash-back che si incastrano l’uno nell’altro come una miriade di scatole cinesi. A remare contro gli sforzi dell’anziano Barney, tutto preso a darci e soprattutto a darsi la sua personale “versione dei fatti”, un nemico invisibile e subdolo, ma dannatamente palpabile (almeno per il pubblico, un po’ meno per lui stesso): il morbo di Alzheimer.

Mentre combatte con le parole che gli sfuggono, il Barney di Salines porta avanti la sua battaglia personale contro le lacune della memoria, le cui schegge impazzite a poco a poco ricostruiscono un quadro di desolazione, in un ultimo disperato tentativo di autoassoluzione, e al contempo di amara condanna per gli errori commessi che ancora pesano sulla coscienza.

Dietro, anzi sopra di lui incombono, in video,  i suoi ricordi e  la girandola di personaggi che hanno fatto la sua vita: la prima moglie artista morta suicida, la ciarliera “seconda signora Panofsky” da cui divorzierà presto, l’amata Miriam, e soprattutto l’amico Boogie, scrittore di successo eroinomane e folle della cui morte misteriosa lo stesso Barney sarebbe stato ritenuto responsabile, senza potersi mai riprendere del tutto dall’ingiusta accusa di omicidio.

Bella la passione di Salines, ma insufficiente a reggere l’intero spettacolo. Tono monocorde e farfugliamenti da anziano alla deriva possono intenerire, ma non impediscono a sbadigli e noia di saettare in sala. Testo impegnato, che ci fa riflettere nostro malgrado sulla difficoltà della malattia e sulla condizione di solitudine che troppo spesso si accompagna alla vecchiaia,  forse, ma non ci impedisce di individuare tutta la debolezza della struttura. Non abbastanza insomma per sostenere un monologo, e l’esperiemento infatti naufraga miseramente, come il tentativo di Barney di ricordarsi i nomi dei sette nani…

Leo

Per informazioni e prenotazioni:
tel. 02-8323126, 
e-mail: 
biglietteria@teatrolibero.it

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