che ci faccio qui?

“Che ci faccio qui?” è la domanda esistenziale che si pone qualunque giovane alle prese con l’affermazione della propria identità, del proprio ruolo nel mondo moderno. Un interrogativo tanto scontato quanto foriero di gravi frustrazioni per chiunque (o quasi) se lo ponga.

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Hanno provato a dare una risposta, o meglio molteplici caleidoscopiche risposte i giovani attori dell’Accademia dei Filodrammatici, magistralmente diretti dal maestro di teatro di narrazione Marco Baliani, andati in scena in prima nazionale ieri sera sul palco appunto del Teatro Filodrammatici di Milano (dove replicheranno fino al 27 ottobre). Dopo una gestazione di un anno, gli allievi dell’Accademia hanno confezionato uno spettacolo in cui la forte espressività degli interpreti è stata lasciata libera di fluire, uno spettacolo senza reti  e senza filtri di protezione, il cui risultato è scardinante, straniante. E sorprendente.
In primis perchè ci si rende conto che la domanda è tutt’altro che esistenziale, ma anzi assume sempre più una consistenza corporea, potente urgenza di pura materia.

Quella pura materia , quella consapevolezza (fisica prima che spirituale) di sè, qui(d) fisico di noi stessi, che si sono persi nella società contemporanea, ossessionata dal culto della bellezza, intasata dalla virtualità dei social network, resa evanescente dal vuoto pneumatico di esistenze a tratti derelitte.
I protagonisti passano, infatti, dall’essere informi pupazzi nelle mani di burattinai inquietanti in un convulso crepitare televisivo, a grottesche facce deturpate dalla chirurgia plastica nell’isterico tentativo di assomigliarsi che vira verso l’imitazione di qualcosa d’altro da sé, da corpi chiusi in cubi neri a carne da macello in vendita. Talvolta affetti da compulsività cibernetica, ossessionati dalla spettacolarizzazione dell’esistenza, asserviti alle logiche dei media, stritolati dalla logica del “posto ergo sum”, arrancano verso un’improbabile catarsi con relativa liberazione da maschere e regole dell’omologazione, per poi involvere però verso un rituale di prostituzione collettiva. Forse unica desolante risposta di una generazione disincantata alla domanda “che cosa ci faccio qui?”

Leo

regia e drammaturgia Marco Baliani – scene e costumi Carlo Sala – disegno luci Andrea Diana – assistenti scene e costumi Chiara Barlassina, Rosa Mariotti – trucco Donatella Mondani – assistente tecnico Gabriele Pedrazzini – con Filippo Bedeschi, Federica Carra, Emanuela Caruso, Fonte Maria Fantasia, Matteo Ippolito, Sara Marconi, Paolo Mazzanti, Alberto Patriarca, Desirée Proietti Lupi, Marco Rizzo, Vincenzo Romano, Chiara Serangeli, Carla Valente, Simon Waldvogel – produzione Accademia dei Filodrammatici
INFO E PRENOTAZIONI – Tel. 02.36.72.75.50 – www.teatrofilodrammatici.eu
ORARI SPETTACOLI martedì, giovedì, sabato ore 21.00 – mercoledì, venerdì ore 19.30 – domenica ore 16.00

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