50 sfumature di grigio – La recensione

L’attesa è terminata e arriva nelle sale la trasposizione cinematografica del best seller “Cinquanta sfumature di Grigio”, il romanzo erotico della scrittrice britannica E.L. James che aveva fatto discutere tutti nel 2011.

A un primo superficiale sguardo il film è la solita americanata, la giovane studentessa Anastasia Steele (Dakota Johnson) frequenta l’ultimo anno di università, ed è una sensibile amante della letteratura inglese, si innamora del brillante e misterioso uomo in carriera Christian Grey (Jamie Dornan), affascinante e dotato di un forte sex appeal.
La prima parte del film è dedicata alla seduzione esercitata da Grey nei confronti dell’ingenua Ana, sull’impaccio di questa si fondano i toni ironici che smorzano l’esaltazione di chi si aspettava un film volgare.

Le ambientazioni sono da sogno, elegantissima ma fredda è la casa di Christian, sullo sfondo è la dinamica Seattle.
La visione è scorrevole, si è puntato su riprese che potessero stimolare nello spettatore nuove sensazioni insieme ad Ana, Ie fruste vengono lentamente sfregate sul corpo di Dakota, poi le mani di Jamie Dornan, protagoniste di questo film, legano, schiaffeggiano ed esplorano le carni diafane della sua sottomessa. Il film è abbastanza esplicito, ma sempre nei limiti.

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L’autrice ha voluto prendere parte direttamente alla realizzazione del film e forse grazie ai suoi suggerimenti la pellicola coglie la storia lasciando emergere un tono romantico che resta la base del successo del romanzo.50-sfumature-di-grigio-libro
Grey è ossessionato dal dover possedere Ana, la lega con le corde per legarla emotivamente a se, incapace di lasciarla andare, le sue perversioni altro non sono che i compromessi estremi che Ana si trova ad accettare per amore, il suo dolore fisico è l’oggettivazione del dolore emotivo. Una regia più audace e che indagasse la perversione di Grey ci avrebbe convinto di più, manca lo slancio che l’avrebbe reso un prodotto assai interessante, però il film va osservato andando oltre la banalità e le regole di una casa di produzione che punta a venderlo, resta un’indagine su ciò che siamo disposti ad accettare o a rifiutare in una relazione, i limiti stabiliti dall’amore e ci fa temere, nei glaciali anni 2000, che un rapporto sentimentale tra non molto possa essere seriamente regolato da un contratto. Saremmo disposti a firmarlo?

Massimo Finistrella

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