La cantatrice calva al Teatro Manzoni – recensione

La curiosità era grande.

Ieri in scena al teatro Manzoni: La cantatrice calva.

Vedere i tre cabarettisti di Zelig cimentarsi con “La cantatrice calva” è stato un grande stimolo per la curiosità, ma forse l’aspettativa è stata un po’ delusa, soprattutto da parte di Manera, che non è riuscito a scrollarsi di dosso il personaggio zelighiano. Al contrario le tre attrici hanno dimostrato tutto il loro spessore e la loro bravura, diventando le vere protagoniste della serata. Hanno esaltato l’assurdità del lavoro di Ionesco che cela, attraverso la comicità, i vuoti esistenziali e le incomprensioni della vita. Forse Ionesco è già esageratamente comico e non ha bisogno dei meccanismi e degli eccessi necessari al cabaret. L’impostazione registica non è riuscita a colmare la distanza tra gli attori teatrali e quelli della televisione. Questo deve ridare il giusto spazio al teatro e essere da monito ai registi che cedono troppo spesso alla banalità del gusto televisivo per aumentare l’afflusso al botteghino, dovuto alla notorietà degli attori.

Zeta

DAL 27 APRILE 2015 AL 29 APRILE 2015
LA CANTATRICE CALVA – LEONARDO MANERA, DIEGO PARASSOLE, MAX PISU, MARTA MARANGONI, STEFANIA PEPE, ROBERTA PETROZZI – DI EUGÈNE IONESCO – SCENE DI MATTIA BORDONI – COSTUMI DI LUCIANA MALACARNE – REGIA DI MARCO RAMPOLDI

Teatro Manzoni – Via Manzoni 42 – 20121 Milano
Tel. 02.763.69.01 Fax 02.760.054.71 – info@teatromanzoni.it – Il Servizio di biglietteria telefonica risponde al numero 02.763.69.01 e al numero verde 800 914350 attivo da rete fissa in orario di cassa

La Cantatrice Calva nasce  dal desiderio di tre comici amici Max Pisu, Diego Parassole e Leonardo Manera e di due attrici di prosa, Stefania Pepe e Roberta Petrozzi, di  lavorare insieme. Un gruppo  apparentemente contraddittorio, ma in realtà assolutamente coeso , in cui i ‘performers’ abituati a portare sul palcoscenico le proprie parole in un dialogo molto diretto con la platea, e l’elemento femminile di impostazione tradizionale, fanno esplodere una comicità dirompente. Quali presupposti migliori per rileggere con scanzonato rigore questo capolavoro che mette in luce, con esilarante ferocia, tutto la parte più effimera dei rapporti e della comunicazione verbale? Con un tuffo catartico nell’assurdo che si cela sotto (o dentro?) la normalità quotidiana

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