Re Lear o il passaggio delle generazioni

Viene presentato in questi giorni al Teatro Sala Fontana una grande produzione diretta da Gianfranco Pedullà. Si tratta di Re Lear di William Shakespeare.12315363_897854570264459_1381480248_o

Uno sguardo impietoso alle lotte di potere, al passaggio generazionale e alle rivalità. Scenografia maestosa ed essenziale allo stesso tempo, capace di far immergere lo spettatore e disorientarlo: siamo in una Inghilterra antica o attuale? Costumi d’eccezione e attori, a parte qualche incertezza, sempre a livello della grande complessità dei personaggi interpretati. Uno spettacolo dal quale trarre molti spunti e riflessioni, capace di far riflettere su temi molto profondi senza risultare pesante.

Al Berto

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Re Lear al Teatro Sala Fontana Via G.A. Boltraffio 21, Milano
dal 26 al 29 novembre 2015 – gio.-sab. ore 20:30 – dom. ore 16.00

In King Lear, fra i tanti temi, Shakespeare parla di un difficile passaggio di poteri fra le generazioni di un‟arcaica e mitica Inghilterra. Qualcosa di simile sembra accadere nella nostra epoca, dove la comunicazione fra padri e figli appare sbilanciata a favore di adulti sempre giovanili, giovani che – per molti motivi (culturali, lavorativi, sociali) – faticano a imporre la loro funzione sociale e non riescono a diventare adulti. Forse la morte ci fa più paura e una briciola di potere lusinga più del dovuto le nostre fragili vite.

re Lear

Mettere in scena RE LEAR è come salire su una montagna e gettare un lungo e pietoso sguardo sul mondo, sulle conquiste e sulle cadute degli uomini. Una montagna misteriosa che, scalandola, svela lentamente la grandezza e la piccolezza del genere umano. Le rivalità, la competizione sfrenata, riportano gli uomini e le donne allo stato bestiale, alla violenza, alla guerra sterminatrice. L‟avidità di potere scatena – parafrasando Marx – gli „spiriti selvaggi‟ della specie umana. E‟ allora che si rompono i legami di solidarietà fra giovani e vecchi, fra padri e figli, tra fratelli e sorelle; e la vita umana si chiude nell‟individualismo cieco, nella solitudine aggressiva, nella sofferenza e nell‟insofferenza. Resta solo spazio per tamburi e rituali di guerra, alla fine della quale la terra appare devastata e desolata; un deserto che solo una nuova generazione di giovani onesti – e eticamente motivati – può sperare di seminare e fecondare con pazienza, tenacia e nuovo respiro. Ho provato a collocare questa storia in un tempo arcaico, prima della modernità. Alcune suggestioni sono rintracciabili – sia pure sullo sfondo – in un certo cinema di Pasolini (Edipo Re e Medea) e altre nella lezione teatrale di Peter Brook, maestro di essenzialità scenica e leggerezza recitativa.

riduzione del testo e regia di Gianfranco Pedullà
da KING LEAR di William Shakespeare
con
LEAR Giusi Merli
MATTO Marco Natalucci
GLOUSTER Gianfranco Quero
KENT Roberto Caccavo
GONERIL Lorella Serni
REGANA Silvia Frasson
CORDELIA Claudia Pinzauti
ALBANY Marco Natalucci
CORNOVAGLIA Enrica Pecchioli
OSWALD Claudia Pinzauti
EDGAR Francesco Rotelli
EDMUND Simone Faloppa

musiche originali di Jonathan Faralli
scene di Claudio Pini
costumi AlexandraJane Meigh
luci di Marco Falai
foto Alessandro Botticelli
aiuto regia Marco Cei

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