Socialmente al Teatro Litta

Possiamo distinguere chi siamo in uno spazio virtuale da chi siamo in uno spazio reale? Socialmente, di Francesco Alberici, ci invita a riflettere su questo tema, stimola inoltre a una riflessione su nuovi valori e sogni di vanità, sulla solitudine e l’alienazione che i nuovi strumenti virtuali posso causare. Emozioni scaturite da azioni mai compiute realmente, azioni che nel mondo “reale” sarebbero quanto meno un reato. Riflessione sul cyberbullismo. Uno spettacolo rivolto a tutti, ma attenzione, per comprenderlo è necessario comprendere i social networks.

Al Berto

socialmente

Teatro Litta dall’1 al 6 dicembre
produzione: Frigoproduzioni
Socialmente di Francesco Alberici – ideazione e regia Francesco Alberici, Claudia Marsicano – con Francesco Alberici, Claudia Marsicano – assistente alla regia Daniele Turconi

Un giorno o un anno di vita (la dimensione atemporale impedisce ogni cronologia esatta) di due giovani totalmente alienati. In un’allucinazione continua scorrono i sogni di successo e gli incubi di fallimento di due soggetti desiderosi di essere ma incapaci di farlo. La nostra poetica è volta a esplorare il grado zero delle dinamiche di relazione interpersonali. Gli elementi caratterizzanti di questa scelta sono da una parte la comprensione del testo, o meglio del linguaggio utilizzato, che implode e si disintegra: la forma privilegiata di comunicazione non è né il dialogo, né il monologo, ma lo sproloquio, verbale e fisico, che si muove tra lunghi silenzi e improvvise esplosioni. Dall’altra, la scelta di lavorare nelle coordinate dello spazio mentale dei personaggi, spazio nel quale non è possibile stabilire una linea netta di demarcazione tra un’azione ed un pensiero del personaggio. La realtà in cui viviamo è scandita dall’irreale. Il principio di realtà è subordinato a un principio di virtualità, che lo influenza e definisce. Ad esempio l’identità di ciascuno di noi è complementare all’identità virtuale. Se non sono su facebook, in parte non sono anche nella realtà. Mettere un like, aggiungere o bloccare qualcuno, eliminare un amico sono tutte azioni assolutamente virtuali, irreali, eppure la ricaduta di tali azioni è tangibile, reale: la tristezza che ci procura l’essere eliminati o il gusto lievemente sadico legato al bloccare una certa persona sono sentimenti reali, che percepiamo sulla nostra pelle. I social network sono dei contenitori all’interno dei quali si sviluppano e si sfogano le nostre pulsioni, le nostre emozioni, le nostre paure. Un altro contenitore virtuale che media la realtà percepita è la televisione. Ciò che accade all’esterno e che non sperimentiamo in prima persona, lo viviamo attraverso i mezzi virtuali. Questo meccanismo vale a tal punto che, alle volte, l’irreale prende il sopravvento sul reale: non siamo toccati dal signore che incontriamo per strada e che ci chiede l’elemosina, fatichiamo a vivere pienamente un sentimento amoroso, ma un’inchiesta sui clochard e un talent sul canto possono emozionarci sino alle lacrime. In questi specchi virtuali ritroviamo noi stessi, più di quanto riusciamo a farlo nel reale, nella vita vissuta. Sarebbe superficiale e pericoloso azzardare un giudizio su questi fatti, definirli positivi o negativi, giusti o sbagliati, restano fatti, tuttavia abbiamo tentato di analizzarli e descriverli mediante il linguaggio del teatro.
Francesco Alberici

La Cavallerizza | Repliche: da martedì a sabato ore 21:00 – domenica ore 17:00 – lunedì riposo | Durata: 70′ |

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