Caligola al Teatro Litta

Corrado d’Elia porta in scena al Teatro Litta “Caligola”, tratto dall’opera di Camus. Da sfondo una scenografia semplice ed efficace, che ci porta con l’immaginazione nell’antica Roma, quasi dentro a un Colosseo stilizzato. Al centro una vasca colma di acqua ormai rossa di sangue e pazzia, un’acqua che a volte colpisce come una pietra, altre accarezza il protagonista, riuscendo a cogliere le sfaccettature di una mente malata e bisognosa d’amore come quella di questo Cesare. I personaggi che si susseguono sono delle marionette nelle sue mani, ma con un animo forte, incapaci di ribellarsi, ma sempre cospiratori, finendo sempre per essere ammaliati ed amati da un uomo, un Caesar, che non è mai stato amato abbastanza: Caligola.
Corrado d’Elia ci ha ormai abituato ad una regia superba, e in questo spettacolo non ci delude. Taglio cinematografico e soluzioni innovative rapiscono e stupiscono, lasciando letteralmente a bocca aperta.

Al Berto

Caligola

Caligola

DI ALBERT CAMUS

adattamento e regia Corrado d’Elia
assistenti alla regia Marco Brambilla e Marco Rodio
con Corrado d’Elia, Giovanna Rossi, Alessandro Castellucci, Andrea Bonati, Marco Brambilla, Cristina Caridi, Giovanni Carretti, Andrea Tibaldi, Gianni Quillico, Marco Rodio, Chiara Salvucci
traduzione Franco Cuomo – scene Fabrizio Palla
tecnico luci Marcello Santeramo – tecnico audio Mario Bertasa
foto di scena Angelo Redaelli
produzione Compagnia Teatro Libero

martedì 12 gennaio, ore 20:30
Teatro Litta – corso Magenta 24

Su una scena semplice ed essenziale, completamente bianca, immagine di solitudine e malattia, spicca il rosso dei pochi oggetti e del sangue…

Tratto dal capolavoro di Albert Camus, Corrado d’Elia porta in scena la figura di un imperatore folle e crudele il cui dramma interiore è tutto incentrato sulla lotta tra la coscienza individuale e il potere politico. Sulle note di walzer ballati dai vivi e dai morti, Caligola, bimbo dalla faccia buona, si dibatte in una vasca di palline rosse, metafora del potere che non serve a nulla, ossessionato da fantasmi e visioni terrificanti, circondato da personaggi che non capiscono, non accettano e si difendono con le loro mediocrità. Tutto è sentimento scoperto, dolore estremo, stralunante malinconia. È la passione per la vita che anima la sua spinta distruttiva. È la perdita non solo dell’amore, ma della possibilità stessa dell’amore, il vero motore del suo agire sanguinario. La sua vera colpa non è la sua furia omicida, ma la sua condizione di imperatore che lo porta ad essere fagocitato in un complicato meccanismo di potere. Un vero e proprio mostro ma la cui mostruosità è data, in fondo, dalla sua estrema umanità e dalla consapevolezza dell’impossibilità di essere libero e felice che alimenta a tal punto la sua follia da portarlo alla sua stessa morte. Ed è proprio questa attuale ed irrinunciabile umanità che lo spettacolo vuole raccontare.

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