Giulio Cesare al Teatro Litta di Alberto Oliva

Un gigantesco castello di carte pronto a crollare fa da sfondo alla congiura di Bruto e Cassio ai danni del loro amico Cesare, alla loro fuga da Roma, al loro sacrificio sotto i colpi di Antonio e Ottaviano. La colonna sonora della celebre serie televisiva House of Cards, ossessivamente riproposta per tutto lo spettacolo, e un coacervo di destini che si dipanano e vite che si spezzano come in una fatale mano di poker, fanno da contrappunto al Giulio Cesare di Alberto Oliva, che ha debuttato mercoledì al Teatro Litta, dove verrà replicato fino al 15 novembre.

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Abbandonati i pepli e le toghe, i protagonisti del più storico dramma shakespeariano vestono i gilet e le cravatte di improbabili croupier dell’esistenza, a tratti cinici, a tratti combattuti sul da farsi, a tratti accecati da un senso di giustizia che non di rado rasenta la follia.

Da una parte Cassio, infiammabile e assetato di sangue, dall’altro il diplomatico e razionale Bruto, indiscusso protagonista dell’opera (che infatti avrebbe dovuto intitolarsi con il suo nome, piuttosto che con quello della sua vittima, secondo Nietzsche), prima titubante, poi vera anima del più famoso tradimento della storia, che mettono in atto l’assassinio del loro amico nel momento in cui quest’ultimo, animato da un’ambizione destinata a spianare la strada a una guerra civile prima, alla costruzione dell’impero poi, decide di tradire ai loro occhi gli ideali libertari incarnati dalla repubblica per cingere una corona regale (e con essa impugnare un potere autocratico)  destinati a sgretolare la libertà tanto faticosamente conquistata.

E così, animati tanto dall’amore per lo stesso Giulio Cesare, quanto da quello per la loro Roma repubblicana, alle Idi di marzo pugnalano a morte un grande re di cuori e, lordi del suo sangue, devono infine fuggire dalla città, invisi ai romani ormai sobillati dalla retorica demagogica del subdolo triumviro Antonio.

Testo di non facile lettura, questo Giulio Cesare, per questa incredibile capacità del bardo di non schierarsi mai. Il pubblico non sa chi parteggiare. Per Cesare, così barbaramente tradito e ucciso da chi più godeva della sua fiducia, ma pur sempre morto in odor di tirannia, o per Bruto, animato da un vitale anelito per la libertà e la giustizia? Non è tanto questo l’importante, quanto la difficoltà di rendere sulla scena da un lato il dissidio del regicida, dall’altro i nervi dei complici che saltano di fronte al montare dell’ondata di piena della storia che, tra alterne interpretazioni, non perdonerà loro di aver abbattuto il grande Cesare.

Difficoltà purtroppo non superate in questo allestimento. Non è sufficiente citare compulsivamente una serie televisiva di successo per attualizzare e rendere digeribile un dramma così complesso e, con buona pace di Shakespeare, terribilmente noioso. Sovraesposta l’idea del sangue di Cesare spalmato su mani e avambracci, risibile il “duello” a otto mani tra i due congiurati e i due triumviri. Quello che per la storia è stato uno scontro di eserciti, e nell’ideale del drammaturgo elisabettiano probabilmente un combattimento a fil di gladio, nel Giulio Cesare di Oliva diventa un’ultima letale partita a carte (nelle intenzioni del regista probabilmente vera metafora della crisi della democrazia e delle dinamiche che regolano il gioco della politica). Idee che, nel bisogno di essere al contempo originali e capaci di dare un significato contemporaneo al dramma, ad uso e consumo di noi spettatori di oggi che assistiamo “all’agonia delle repubbliche occidentali”, finiscono però per non far decollare lo spettacolo.

Leonardo Cesari

GIULIO CESARE
DAL 9 AL 15 NOVEMBRE al TEATRO LITTA
GIULIO CESARE
di William Shakespeare
adattamento di Alberto Oliva e Mino Manni
regia di Alberto Oliva
con Mino ManniAlessandro CastellucciAngelo ColomboSimone Severgnini
scene e costumi Lucia Giorgio
disegno luci Marco Meola
assistente alla regia Serena Piazza
produzione Teatro de Gli Incamminati
in collaborazione con I Demoni
 
DAL 9 AL 15 NOVEMBRE al TEATRO LITTA

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