Birre e rivelazioni al Teatro Studio

Birre e rivelazioni, in scena al teatro Piccolo Studio Melato, è una commedia ambientata nella birreria di un padre di famiglia che ancora non conosce parecchie cose. 


Tutto inizia con una birra offerta al professore di suo figlio, con il quale instaurerà un rapporto di confidenza, sarà proprio lui quello che possiamo definire “apritore di occhi”. Infatti come spesso accade, ci sembra di conoscere chi ci sta accanto finché qualcuno non ci rivela la realtà delle cose. E in questo caso è proprio un padre a non conoscere il proprio figlio. 

A costo di fare spoiler dobbiamo mettere in chiaro che in questo spettacolo si parla di omosessualità. Lo spettacolo parte in maniera divertente, affronta il tema con qualche cliché di troppo, ma tra una risata e l’altra purtroppo si arriva alla conclusione per assistere a un vero e proprio ritorno al passato, si tirano le somme in maniera così patetica e retrograda che il pubblico rimane incredulo. Un vero peccato, una brutta conclusione di uno spettacolo partito molto bene, grazie anche a due ottimi attori.

Al Berto

Comunicao:

Birre e rivelazioni è un testo con due personaggi in scena e uno continuamente evocato che non compare mai. Il protagonista è quest’ultimo. Una visita che sembra casuale, e non lo è, discorsi che alludono, girano intorno, coprono l’oggetto vero dei pensieri, e poi trasformano le intenzioni, modificano il paesaggio interiore e puntano ad altro, a qualcosa che i protagonisti stessi non controllano e che sfocia in un finale di incomprensione reciproca. Nell’arco di otto birre si scoprirà che ciò che si crede di conoscere degli altri, di chiunque, persino del proprio stesso figlio, è il vero mistero.

«La divisione del testo in otto birre – spiega Tony Laudadio – pone subito una questione centrale: è una riflessione seria o solo un delirio etilico? Come al solito, con quello che amo scrivere, lo spettacolo deve stare sul confine». Continua il regista: «L’omosessualità è qui un tema centrale e però, allo stesso tempo, mano a mano diventa marginale. Il sesso, qualunque esso sia, diventa unico, univoco, universale, proprio perché in qualsiasi atto d’amore la sostanza assume caratteri che vanno al di là dei corpi».

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