Call of Duty – Fake Version al Teatro Libero

Citando Eraclito (o una canzone recente di successo) “panta rei”, tutto scorre in questo mondo dove reale e virtuale si mescolano: un flusso di informazioni, idee e racconti che ci restituisce un cocktail disorientate sulla percezione di quello che accade (o non accade) intorno a noi.

CALL 7.JPGE’ questo il tema dominante di “Call of Duty – Fake Version“, spettacolo teatrale in scena al Teatro Libero fino al 19 marzo, in cui già il titolo richiama al noto videogioco spara tutto in cui il giocatore può vestire i panni di un militare, facendolo “giocare” alla guerra.
La “chiamata al dovere”, la chiamata alla guerra del titolo impera sulle coscienze dei personaggi della storia, personaggi lontanissimi tra loro per geografia e condizione di vita: due uomini in una casa occidentale qualsiasi, due giovani spose di Jhiadisti in Siria, due “foreign fighters” in Ucraina e una madre con suo figlio in un altro luogo indefinito, etereo.

CALL 5Queste coppie di personaggi, che inizialmente sembrano vivere in bolle separate, al proseguire della narrazione intrecciano i loro pensieri, le loro angosce e contraddizioni rendendo sempre più chiaro allo spettatore come essi siano legati dalla stessa condizione di esseri umani imprigionati in una realtà che subiscono, mentre la loro mente cerca continuamente di fuggire in un sogno, una realtà “virtuale” e alternativa a cui vogliono credere per non perdere la speranza.
Elemento sempre presente sono i media: televisori e telefonini sono sempre presenti in scena e sono elementi essenziali per veicolare ansie, paure o sogni dei personaggi.
La “terza guerra mondiale frammentata”, come definita da Papa Francesco, diventa lo specchio del nostro Tempo, dove una concretissima bomba in una casa semidistrutta può diventare una lontana e virtuale notizia detta velocemente nella pagina di cronaca di un telegiornale occidentale: ecco che “Call of duty – fake version” sarà un’occasione per riflettere su queste tematiche di strettissima attualità.

Roberto Rubini

Un eccellente Manuel Renga

13 marzo – 19 marzo 2017 | Residenza Urbana Progetto TLLT
Lunedì – sabato ore 21.00 – Domenica ore 16.00
regia di Manuel Renga
con Valerio Ameli, Sara Dho, Francesco Meola e Silvia Rubino
scene e costumi Aurelio Colombo
Testo finalista al Premio Oltreparola 2015 (Milano)
Progetto finalista al Premio Lidia Petroni 2016 (Brescia)
Progetto presentato nella rassegna INNESTI Outis Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea al Teatro Menotti (2016)
Testo finalista al premio letterario Lago Gerundo (2016)
Produzione TLLT e CHRONOS3
“Call Of duty – fake version” è un viaggio in tempi e spazi diversi che porterà gli otto protagonisti ad immergersi in quella sensazione di pericolo perenne che caratterizza la nostra epoca, segnata da terrorismo e foreign fighters.
Dalla Siria all’Ucraina, dall’Italia agli Stati Uniti, il pericolo è in agguato dietro alle nostre effimere sicurezze. Perché si combatte questa “maledetta guerra”?
Lo spettacolo è uno spaccato di storia, vite e paure, forse unite da ramificazioni superiori che  muovono quel mondo moderno, in cui il confine tra reale e virtuale è sottilissimo e spesso finisce con l’andar smarrito.
Confondere questi due livelli è una delle malattie più pericolose del nostro tempo. Non avere cognizione della realtà, convinti di giocare a un eterno videogame con le vite degli altri; ecco: pensare di avere in mano le vite di altrui è il vero problema.
Le campagne mediatiche, le campagne di reclutamento, le campagne di convincimento sono in questo senso degli esempi perfetti di manipolazione di massa. Fenomeno quanto mai attuale, diventa più pericoloso quando queste campagne riguardano la guerra, la morte, la distruzione.
Call of Duty è una chiamata al dovere per alcuni, ma è una chiamata alla consapevolezza dell’intelligenza degli uomini.
In scena, quattro attori rappresentano otto personaggi, che, pur rimanendo nello stesso spazio, appartengono a tempi e luoghi diversi, indice di una diffusione capillare del pericolo.
Storie accomunate dal grande tema della guerra, o meglio della convinzione che la guerra sia un Bene/Liberazione/Santa/necessaria. Per questo si arruolano soldati da tutto il mondo, incuranti di morire in terre lontane, trasfigurate da deliranti immagini televisive.
La recitazione è spezzata, a restituire personaggi, che fanno i conti con le crepe delle identità contemporanee. Identità frammentate, sfaccettate, deboli, capaci di cambiare da un attimo all’altro.
Personaggi e storie profondamente umane e fragili: effimeri come ciò che, a qualsiasi latitudine, muove il mondo.

TEATRO LIBERO – via Savona, 10 – 20144 – MILANO

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